Il cosidetto “eccidio di Valdobbiadene” riguarda una serie di esecuzioni sommarie svolte a guerra già conclusa (tra il 3 ed il 5 maggio 1945) ai danni di 47 militari della X Mas da parte dei partigiani della brigata Mazzini, nei dintorni di Valdobbiadene.
Il 26 aprile, a seguito dell’ordine generale di smobilitazione, i militari della X Mas appartenenti al Battaglione Nuotatori Paracadutisti, accettarono di consegnarsi ai partigiani della brigata Mazzini, cedendo anche armi, automezzi e materiali di valore, con scambio di ricevute tra le parti. La notte tra il 4 ed il 5 maggio, con la scusa di essere trasportati in un campo di concentramento, i militari vennero divisi in tre gruppi e condotti rispettivamente a Saccol di Valdobbiadene, Madean di Combai, e Segusino, dove vennero uccisi.
Ricordiamo in particolare il drammatico epilogo che spettò al gruppo condotto a Saccol: qui i marò vennero spinti in una galleria e finiti a colpi di mitra e bombe a mano. La galleria venne poi fatta saltare con dinamite in modo da poter occultare le prove del massacro appena avvenuto.

 

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