lunedì 11 aprile 2016

Declassamento Ospedali Napoli: CasaPound protesta con lenzuola insanguinate

Declassamento Ospedali Napoli: CasaPound protesta con lenzuola insanguinate
Napoli, 11 aprile. Lenzuola insanguinate e striscioni che recitano “Basta tagli alla sanità, Napoli sanguina”, "Gli ospedali non si declassano, si migliorano" - questo lo scenario che si è presentato stamane agli occhi di personale medico e pazienti degli ospedali Santobono Pausilipon, Cardarelli, Policlinico, Pellegrini e San Gennaro di Napoli.
“ Con i nuovi tagli alla sanità previsti dal piano di riordino ospedaliero – si legge nella nota diffusa da CasaPound Napoli – sono sempre più reali ipotesi di declassamento e ridimensionamento di diversi poli ospedalieri napoletani”.
“La necessità di adeguare la rete ospedaliera campana e in particolar modo napoletana ai nuovi standard prescritti dalla normativa nazionale (decreto ministeriale 70 del 2015 e dalla Legge di stabilità 2016) – continua la nota – se da un lato prevede l’apertura dell’Ospedale del mare situato ai confini con i paesi del vesuviano, con relative assunzioni, e la creazione di un nuovo presidio ospedaliero con numerosi posti letto, dall’altro ha in programma la chiusura di due ospedali napoletani, l’Annunziata e il San Gennaro, presidi ospedalieri che già riversano in condizioni precarie, e che a stento riescono a garantire assistenza ai cittadini dei quartieri a rischio quali Forcella e Sanità; resterebbero aperti ma con un pesante ridimensionamento gli ospedali Ascalesi a Forcella e Santa Maria degli Incurabili; per il Cardarelli invece è prevista la riduzione di 50 posti letto, e lo stesso numero di posti letto sarà tolto all’Azienda dei Colli che comprende gli ospedali Monaldi, Cotugno e Cto”.
“Una situazione inaccettabile dunque – prosegue la nota - ; chiudere interi presidi ospedalieri, o ridimensionare alcuni reparti degli stessi, con riduzione di posti letto, riduzione del personale, e chiusura di ulteriori reparti, significherebbe mettere in ginocchio la sanità a Napoli, obbligando i pazienti a trasferirsi in altre regioni per cure più specialistiche. Una situazione paradossale: basti pensare ad esempio al Santobono Pausillipon, che vanta reparti di oncologia e chirurgia pediatrica considerate eccellenze della sanità italiana, che vede aumentare i ricoveri di bimbi dalle provincie di Napoli e Caserta, caratterizzate queste ultime da altissimi tassi di crescita dei tumori infantili, ma per il quale è prevista la la trasformazione da unità complesse a unità semplici dei reparti di chirurgia oncologica pediatrica, di ematologia pediatrica, del laboratorio pediatrico, e l’accorpamento del centro trapianti con il centro trasfusionale. Fronteggiare in questo modo una situazione d’emergenza come quella napoletana, rispondendo con il declassare, equivale a voler far morire lo stesso“.
"Da anni ci opponiamo ai tentativi sempre crescenti di rendere la sanità pubblica un ente privato;altro dato preoccupante che emerge infatti dalle 200 pagine del piano - conclude la nota - è l’aumento dei posti letto nel settore della riabilitazione privata. Inutile cercare dunque di ingannare i cittadini con l’interesse ai centri per disabili e l’istituzione di ispettori per i controlli sanitari, quando a monte manca l’elemento basilare, fondamentale ed imprescindibile per garantire l’assistenza sanitaria e medica ai cittadini, ovvero il perfetto funzionamento dei presidi ospedalieri: quelli napoletani avrebbero tutte le potenzialità per essere il fiore all’occhiello della sanità nazionale, ma mentre i politici e gli amministratori giocano a monopoli con i tagli alla sanità, i cittadini napoletani sanguinano: muoiono per davvero”.
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