mercoledì 7 maggio 2014

Aprilia: CasaPound e Impavidi Destini contro la Aerosekur, 'l'azienda umilia i disabili'

Aprilia: CasaPound e Impavidi Destini contro la Aerosekur, 'l'azienda umilia i disabili'

Aprilia (LT), 7 maggio - CasaPound Italia si schiera al fianco di Sebastiano Scafaro, dipendente dell'azienda Aerosekur, che da circa cinque anni si è visto sospendere salario e contributi a causa della sua disabilità. Sebastiano è affetto sin dalla nascita da un'aplasia del braccio. Sostanzialmente è completamente privo della parte dell'arto superiore che va dal gomito alle mano. Assunto come categoria protetta circa cinque anni fa come da certificazione della ASL, è stato destinato sin dall'inizio del rapporto di lavoro ad una mansione che lo portava a scaricare per gran parte della giornata serbatoi di aerei del peso di circa cinquanta chilogrammi.

"Il lavoratore ha svolto i suoi compiti fino ai limiti della sopportazione fisica - dichiara Linda Zaratti di CasaPound Italia - ma dopo quattro anni ha chiesto di essere trasferito ad un reparto in cui poter svolgere attività consone alla sua condizione. In seguito al diniego da parte dell'amministrazione e al rifiuto da parte dell'azienda di richiedere una nuova certificazione ad un medico della ASL e non al medico aziendale, come dalla stessa proposto, si è passati alle vie legali. I primi due gradi di giudizio hanno visto Scafaro soccombere. Le sentenze non permettono una visione molto chiara della faccenda, pertanto Scafaro e la sua famiglia sono intenzionati a procedere oltre, giungendo alla Cassazione. È a questo punto che facciamo la nostra comparsa in appoggio a Sebastiano Scafaro - precisa CPI - e, contattati da Sebastiano, decidiamo di ascoltare la sua storia fatta di discriminazioni ed incredibili decisioni giudiziarie".

"Ieri è stato affisso davanti alla fabbrica che rifornisce le forze armate di paracadute, parti di aeromobili da combattimento e altri elementi, uno striscione che recita 'L'AEROSEKUR UMILIA I DISABILI'. Abbiamo messo in atto un sit-in a cui hanno partecipato i nostri militanti e Sebastiano. Mentre affiggevamo lo striscione, l'addetto di guardia all'ingresso è giunto sul luogo della protesta per verificare che la nostra presenza non richiedesse l'intervento delle forze dell'ordine. Dopo qualche minuto è arrivata la 'visita' dal responsabile della security e immediatamente dopo quella di una pattuglia dei carabinieri. I militari, dopo aver identificato Sebastiano, si sono allontanati a bordo della vettura di servizio. Ma dall'arrivo in fabbrica dell'amministratore delegato Rossignoli al ritorno dei carabinieri non è trascorso molto tempo. Dopo circa un'ora di colloquio con la dirigenza dell'azienda, i carabinieri si sono diretti verso i militanti di CPI e li hanno identificati. Ci hanno detto - spiegano i militanti - che si tratta di mere formalità, tant'è che a causa di un intervento trasmessogli via radio non hanno neanche registrato tutti i presenti. Hanno tuttavia aggiunto che l'azienda è stata molto collaborativa fornendo tutta la documentazione che accompagna la vicenda di Sebastiano e che in base alle informazioni raccolte avrebbero effettuato una segnalazione alla Procura della Repubblica di Latina affinché possa prendere in esame la documentazione esistente". "Sappiamo di essere nel giusto - conclude CPI - e continueremo ad affiancare Sebastiano che non chiede nient'altro che tornare al lavoro svolgendo mansioni sostenibili".

Al fianco di Sebastiano Scafaro è presente anche l’associazione di disabili Impavidi Destini. “Appoggiamo pienamente la protesta di Sebastiano – dichiara Fabrizio Montanini di Impavidi Destini – ritenendo la sua sospensione dal lavoro un’ingiustizia che colpisce la sua dignità di lavoratore e persona disabile. Porteremo avanti questa battaglia contro il mancato rispetto di un lavoratore sospeso da 5 anni, senza paga, per "colpa" della sua disabilità – conclude Fabrizio Montanini – con metodi anche più decisi e diretti dell’apposizione di uno striscione, qualora l’azienda non proceda immediatamente alla riassunzione di Sebastiano Scafaro''.



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