venerdì 14 febbraio 2014

Crisi, CasaPound: in Alto Adige un nuovo caso Electrolux, intervenire subito

Merano 14 febbraio - ''Una riduzione dello stipendio del 15%, circa 300 euro netti in busta paga, pena il trasferimento della filiera produttiva in Arabia Saudita. Ancora una volta i lavoratori italiani sono messi sotto ricatto da quelle stesse multinazionali a cui i governi sono soliti stendere stesi tappeti rossi pur di convincerle a investire nel nostro paese. E' il caso della Memc-SunEdison, azienda leader mondiale nel settore del silicio con sedi italiane a Merano e a Novara. La Corporate ha infatti annunciato la chiusura del reparto policristallo nello stabilimento altoatesino di Sinigo e il licenziamento degli oltre 200 dipendenti già in cassa integrazione. In pratica un nuovo caso Electrolux, che rischia però di finire sotto silenzio e che invece va scongiurato con la massima celerità e decisione''. Lo afferma in una nota il vicepresidente di CasaPound Italia Simone Di Stefano.

''Questi episodi inaccettabili che si susseguono nella vergognosa inerzia della politica italiana ed europea - aggiunge Di Stefano - sono la dimostrazione di un attacco senza precedenti ai diritti dei lavoratori e alla dignità, già compromessa su altri fronti, della nostra Nazione. Non si può accettare che mentre le piccole e medie aziende italiane lottano per sopravvivere, le multinazionali straniere facciano pagare ai dipendenti i costi della crisi, anche quando non le colpisce direttamente, operando in un sistema senza regole, che consente loro di sfruttare le situazioni vantaggiose per poi magari chiudere i battenti senza preavviso e valide ragioni quando più conviene. Un atteggiamento intollerabile - conclude il vicepresidente di CasaPound - che va contrastato caso per caso ma anche e soprattutto prendendo di petto chi a Bruxelles svende il nostro paese e i suoi lavoratori per un pugno di dollari''.




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