giovedì 24 ottobre 2013

CasaPound sfila all’Esquilino: stop al degrado, il quartiere torni italiano

Roma, CasaPound sfila all’Esquilino e manifesta con i comitati dei residenti: stop al degrado, riprendiamoci il quartiere

”Il rione torni italiano, basta sbandati e una vera ‘Chinatown’ ma solo a ridosso della stazione”

Roma, 24 ottobre – Al grido di ‘Riprendersi il quartiere è possibile’ e ‘Piazza Vittorio e nostra e tornerà italiana’, CasaPound Italia ha sfilato per le strade dell’Esquilino, tricolori alla mano, per ”dire basta al degrado di un rione storico di Roma, diventato ostaggio di continue manifestazioni, pedonalizzazioni senza senso e riqualificazioni fantasma”. Dopo un presidio a piazza Vittorio i manifestanti si sono mossi in corteo percorrendo via dello Statuto e via Merulana, fino a ricongiungersi con i comitati di residenti e commercianti del quartiere all’angolo con via Labicana.
”L’Esquilino sta morendo, è una terra di nessuno, un non luogo abbandonato dove succede di tutto – ha detto il presidente di CasaPound Italia Simone Di Stefano – un quartiere, che per le scelte sbagliate di Alemanno prima e di Marino poi, è divenuto ostaggio di drogati, sbandati, ora anche di un piromane e di un’occupazione fantasma, fatta ad hoc dall’estrema sinistra far salire la tensione e tenere il ‘suo’ sindaco sotto scacco. Per questo siamo e saremo qui ogni giorno, tricolori alla mano, per chiedere regole per salvare un quartiere che sta morendo”.

”Vogliamo uno status speciale per il rione – ha detto ancora Di Stefano – che consenta ai commercianti di cambiare la destinazione d’uso ai negozi. Vogliamo anche che qui venga fatta una vera Chinatown, che sia turistica, viva, ma che abbia confini ben precisi e sia limitata alla zona a ridosso della stazione. E vogliamo che la parte tra piazza Vittorio e via Merulana resti esclusivamente italiana e che sia interdetta ad attività commerciali, spesso dozzinali, in mano straniera. Vogliamo controllo e pulizia per piazza Vittorio, perché non siamo noi cittadini a doverci far carico del dramma sociale degli sbandati, a cui piuttosto dovrebbero far fronte il Comune e le associazioni di carità lautamente ingrassate dai fondi pubblici. Insomma, vogliamo che l’Esquilino torni italiano si tramuti in un esempio di cultura e tradizione romana ritrovando una vocazione turistica che porti quella ricchezza necessaria a far rinascere il rione”.