sabato 24 agosto 2013

‘Rivoluzione Corporativa’. Intervista a Simone Di Stefano

‘Rivoluzione Corporativa’. Intervista a Simone Di Stefano (estratto dal libro ‘Corporativismo del III° Millennio)


D. Come sei giunto a maturare interesse nei confronti del corporativismo ?
R. Per esempio attraverso “Valori Corporativi”, un libro di Rutilio Sermonti di cui parlammo anche in una delle prime conferenze a CasaPound e che cerca di riproporre quell’esperienza nella società di oggi. La prima difficoltà, in effetti, è quella di pensare il corporativismo senza quella specifica architettura statale. La corporazione ha senso se è inserita in un contesto organico, non deve essere un corpo separato dallo Stato. Non deve essere come l’ordine dei giornalisti odierno, mettiamo, cioè un ente che ti permette di avere sconti dal dentista e basta. La mia idea è quella di un organismo che, nel momento in cui tu decidi la strada che vuoi intraprendere nella vita, ti accompagna, ti indirizza e ti sostiene.
D. Nella destra radicale l’allergia agli studi economici è sempre stata forte. In questo credo abbia influito anche una certa malintesa critica dell’economia in quanto tale, della scienza economica in sé, quasi che già occuparsene fosse un compromesso con un mondo a noi alieno, non credi?
R. E’ vero ed è assurdo, perché l’economia è la politica. Non la esaurisce, ovviamente, e da essa deve essere governata, ma ne costituisce la spina dorsale. Del resto negli anni del boom economico, per esempio, l’impressione è che in Italia nessuno si sia interessato dell’economia semplicemente perché in quegli anni sembrava che l’economia andasse da sé. Era un impressione fallace: l’economia andava da sé perché c’era uno Stato in buona parte modellato dal fascismo e grazie al Piano Marshall. Logico che ci fosse il boom. Nessuno, tanto meno a destra, si è posto il problema di immaginare un sistema economico differente. Purtroppo la cosiddetta destra radicale non sempre è stata in grado di confrontarsi con la realtà. E’ stata magari profetica da altri punti di vista (la critica della globalizzazione, per esempio), ma sull’economia si è spesso spinto l’acceleratore semplicemente sulla guerra fra poveri, calcando la mano sul tema dell’immigrazione. CasaPound ha riportato questo mondo alla concretezza, con proposte reali e centrate sui problemi quotidiani delle persone. Di questi, del resto, non sembra proprio occuparsene più nessuno. Ci dispiace, anzi, che per entrare nella discussione politica nazionale a volte anche noi siamo costretti a friggere aria. Lo faremo sempre a malincuore, mentre continuiamo a fare tutto il resto, ciò che davvero ci dà soddisfazione e ci piace fare: essere sulle barricate, diventare avanguardia di popolo, essere scudo e spada dell’Italia.

D. Il corporativismo, in qualche modo, non può essere considerato una forma di democrazia diversa? Chiamiamola “democrazia organica”, “democrazia funzionale”, “democrazia qualitativa”. Chiamiamola come ci pare. Ma si tratta pur sempre di individuare un altro modello di rappresentatività, no?
R. Per noi il corporativismo significa più partecipazione. E’ per questo che proponiamo, nel nostro programma, di farla finita con un bicameralismo inutile e di sostituire il Senato con una Camera del Lavoro che garantisca la rappresentatività armonica di tutte le categorie lavorative e produttive. Insomma, vogliamo uno Stato in cui il singolo sia rappresentato non solo in virtù delle sue opinioni politiche, come accade adesso con il regime dei partiti, ma anche in base alla posizione e alla funzione che svolge nel contesto della comunità nazionale. Questa è una qualche forma di democrazia? Non lo so, so solo che il fascismo non aveva paura delle parole e parlava in continuazione di un qualche superamento organico della democrazia anziché di una sua negazione pura e semplice, non vedo perché dovremmo averne noi…

D. Ma un sistema pensato per rappresentare delle categorie produttive in un quadro relativamente statico come era quello della prima metà del Novecento può sopravvivere nel mondo del ‘lavoro liquido’, dove tutto è in continua ridefinizione?
R. Certo. Il corporativismo – come il fascismo in generale – segue la società nelle sue evoluzioni, non ha ricette ideologiche precostituite, è pragmatico, sa cambiare con i cambiamenti del mondo circostante. Il corporativismo del terzo millennio sarà diverso da quello novecentesco così come quello novecentesco era diverso da quello, mettiamo, medioevale.

D. Insomma, CasaPound non propone di tornare indietro nel tempo a una qualche dimensione idilliaca in cui non esistano problemi sociali, è questo che mi stai dicendo?
R.  Per dire: anche il fascismo chiedeva sacrifici. Per esempio per portare la lira a quota 90. In alcuni casi ha abbassato le paghe, è vero. Ma a fronte di un blocco degli affitti. Tutt’altra storia è quella di abbassare gli stipendi e chiedere sacrifici perché l’Italia deve competere con i lavoratori del Terzo Mondo che vivono in condizioni di sfruttamento ottocentesco. Torniamo al discorso di prima: se c’è uno Stato, se c’è una comunità che sa stringersi insieme, ogni difficoltà si può superare. Se manca lo Stato, manca tutto.

D. Qualcuno ti darebbe del populista…
R. Forse è vero quello che dicono, forse siamo populisti. In fondo è una bella parola, richiama il popolo, questa entità ormai scomparsa dalla politica, che invece preferisce seguire i mercati e delegare loro la propria sovranità, continuando nonostante tutto a farsi chiamare democrazia. Forse è vero, anche io sono un populista, perché, quando sento uno che mi dice “lei non ha studiato l’economia”, metto mano alla pistola (metaforicamente, si intende). Anche perché questi fenomeni del liberismo sono quelli che di fatto ci hanno portato nella crisi, disarticolando pezzo per pezzo la presenza dello Stato nelle vicende economiche. Appena lo Stato è scomparso, infatti, i soloni del liberismo hanno iniziato a stampare i soldi falsi, i derivati, gli swap. Ovvero hanno fatto crescere l’albero dei soldi dove neanche il gatto e la volpe erano riusciti in cotanta impresa. Falsari della peggiore risma, ecco cosa sono.

D. Effettivamente l’impressione che ci prendano per i fondelli è forte…
R. Quando senti parlare di “investitori stranieri”, per esempio, ti viene in mente lo zio ricco emigrato o comunque una persona in carne ed ossa che decide di investire, appunto, un capitale guadagnato con il proprio lavoro in nome della fiducia che ritiene di avere su un progetto di Stato e di civiltà. E invece hai a che fare solo con un usuraio coi soldi falsi. E’ tutta una truffa, una truffa “costruita intorno a te”, perché si basa sulla moneta che porti in tasca e che non è tua, non è del tuo popolo, di per sé neanche esiste perché si basa sul nulla.

D. Chi dovrebbe difenderci da questi falsari?
R. La politica, probabilmente. E invece proprio lì il trucco diventa più dozzinale e i mestieranti più sguaiati. E’ davvero dura guardarli in televisione – mentre fanno finta di litigare dopo aver governato per un anno e mezzo insieme, dopo averci proposto programmi in fotocopia – e resistere alla tentazione di spaccare la tv.

D. E quindi?
R. Quindi l’unica alternativa al circo dei falsari va cercata fuori dai partiti vecchi e nuovi e fuori dalle effimere novità dell’antipolitica, ovvero nella sola comunità che ha la forza della militanza autentica, il fuoco di una fede vera, le idee nuove di chi ha progetti e soluzioni per uscire dalla crisi. Come un nuovo spirito corporativista, per esempio. In fondo, a ben vedere, l’alternativa che abbiamo di fronte è chiara: da una parte tutti i falsari, tutti i cialtroni, quelli che ci hanno fottuto il futuro e che hanno dilapidato ciò che avevamo ereditato da epoche di passione e di conquista sociale. Dall’altra la tua terra, i tuoi fratelli, il lavoro, la comunità, lo Stato, la nazione. La rivoluzione.

Tratto da
"Corporativismo del III Millennio"


http://www.latestadiferro.org/os/product_info.php?products_id=1912
http://www.orionlibri.net/negozio/corporativismo-del-iii-millennio/


15 commenti:

  1. La gestione politica degli spazi economici è affidata a centri decisionali
    sovranazionali che nascono senza legittimazione democratica e vivono
    senza consenso democratico,neppure quello elettorale.
    Le élites dirigenti hanno teso sempre alla salvaguardia del mercato unico,
    ridisegnando a questo fine l'alleanza tra mercati e governi tramite le politiche dell'UE: non siamo più di fronte a un deficit di democrazia,siamo oltre la democrazia , la Sovranità non è più Nazionale.
    Il mercato ha deciso e scelto , gli Italiani hanno goduto troppo è giunto il
    momento di ridimensionarci.
    Oggi in Europa l’Italia subisce molto spesso decisioni che altri prendono per noi, 
    perché noi ormai  non abbiamo più peso.
    Bruxelles oggi è il vero «centro di potere». Qui infatti viene approvato il 70% delle leggi
    con cui dovranno fare i conti i Paesi membri.
    Da Bruxelles su ordine di Berlino la finanza comanda , il governo italiano esegue.

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    1. Assurdo avere perso la sovranita' nazionale e vedere con quale disinvoltura i nostri politici traditori siano sottomessi alla Germania.

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  2. Il 5 e 6 settembre si terrà a San Pietroburgo l'8° G 20 dei Capi di Stato e di Governo.
    I Paesi del BRIC chiedono profonde modifiche all'attuale assetto dell'economia globale.
    Il prossimo 22 settembre non sarà un equinozio come un altro. Perché in quel giorno l'area euro
    conoscerà chi sarà il prossimo Cancelliere della Germania.
    Anche dopo le elezioni di settembre la Germania non volterà pagina rispetto all'austerity.
    I tedeschi hanno tratto benefici dalla crisi, e anche se la stessa Bundesbank esprime riserve sull'indirizzo generale della politica economica europea, Berlino non ha interesse a cambiare rotta". Un rapporto della Bundesbank ha affermato che la Grecia avrà bisogno di nuovi aiuti entro la primavera del 2014, criticando in modo indiretto ma chiaro le politiche di Angela Merkel.I finanziamenti erogati dalle istituzioni Ue e dalla Bce a favore dei Paesi periferici richiedono come contropartita tremende politiche di austerità. Ma questo scambio è contraddittorio: tali politiche infatti deprimono la spesa interna
    e fanno quindi crollare la produzione e i redditi dei Paesi periferici a tal punto da rendere più difficile
    il rimborso dei debiti.

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    1. Per ritornare ad essere una Nazione Sovrana bisogna rinegoziare il trattato economico della U.E. e se del caso uscire dall'area EURO al fine di ricostruire l'economia italiana che non ha bisogno di andare a rimorchio di nessuna nazione nemmeno della germania in quanto le potenzialità nostre sono enormi.
      Bisogna avere il coraggio di farlo.

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  3. Mentre i Paesi periferici, come Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Irlanda, hanno perso dall'inizio della crisi a oggi 6 milioni di posti di lavoro,la Germania non ha risentito in misura equivalente della crisi. Anzi, dal 2008 al 2012 i posti di lavoro in Germania sono addirittura aumentati di 1,5 milioni di unità. Per quanto si possa prendere atto del fatto che l'austerità non risolverà la crisi europea, al tempo stesso non c'è un motivo politico
    per pensare che la Germania sia disposta a cambiare strada. I creditori internazionali,in larga misura tedeschi,finanziavano l'indebitamento pubblico e privato dei Paesi periferici.Questi ultimi, a loro volta, usavano buona parte dei prestiti per importare merci dalla Germania. E' questo il meccanismo attraverso cui, dalla nascita dell'euro, la Germania ha potuto prosperare.
    Perché è un meccanismo asimmetrico, che alimenta gli squilibri tra creditori e debitori. Prima o poi era destinato a esplodere.
    Sicuramente la Germania risente del fatto che non può più basarsi su di esso. Ma non dobbiamo illuderci che Berlino per questo
    dia il suo via libera a una stagione di politiche espansive in Europa. Alcuni commentatori auspicano che dopo le elezioni tedesche
    si possa intravedere una svolta. In particolare, sperano che la Germania accetti finalmente di comprare merci dall'estero in modo
    da risollevare le vendite e i redditi dei paesi periferici.
    I tedeschi non hanno mai agito da locomotiva della domanda europea: al contrario, hanno sempre preteso di farsi trainare dalla domanda
    proveniente dall'estero. La crisi li colpisce troppo poco per pensare che cambieranno repentinamente strategia.

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  4. Obbiettivo primario è il pareggio di bilancio, L’Italia deve azzerare il deficit di bilancio ,il mantenimento e la difesa dell’euro a qualsiasi costo(anche a costo del sangue della popolazione)se il popolo ridotto allo stremo si ribellerà a partire dall’autunno-inverno di quest’anno,non si esiterà a impiegare la forza armata per contrastare disordini e rivolte , bisogna aderire al modello di società che ci vogliono imporre attraverso la crisi. Il FiscalCompact , il "MES" Meccanismo salva Europa non intendono risolvere la crisi ,
    ma scaricarne i costi in modo ingiusto sui cittadini più deboli e i lavoratori, cioè sul 97 % delle persone.(Facendo così guadagnare un Sacco di soldi alle Banche. )

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    1. Autunno caldissimo il 2013.

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  5. Vivere nella paura di perdere tutto e per questo accettare ogni condizione,Ecco ciò che significa essere uno schiavo.Vivere nella paura ,Vivere nelle Tenebre.Combattere per la legalità e la difesa della Costituzione ( Diritti del Popolo )
    le modifiche costituzionali non possono essere piegate alle necessità politiche ed economiche di compromesso con l'Europa.
    Possono agire fuori dai confini Nazionali e dettare legge , ma non toccate la costituzione!!
    I lavoratori sono uomini in carne ed ossa con famiglia che respirano ogni secondo.Avere un lavoro,avere un reddito,avere una dignità.

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  6. LA MATTINA AL RISVEGLIO SPERO SEMPRE DI USCIRE DALL'INCUBO DI VEDERE LA MIA ITALIA RIDOTTA AD UNA COLONIA AFRICANA DOPO UN GLORIOSO VENTENNIO FASCISTA CHE L'AVEVA COLLOCATA NELL'EMPIREO DEI GRANDI.
    ONORE E RICONOSCENZA AL GRANDE DUCE BENITO MUSSOLINI CHE AVEVA DISEGNATO UNA PERFETTA ARCHITETTURA DELLO STATO ITALIANO.

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  7. Storia : Sovranità monetaria indipendente.
    In Germania nel 1933, si opposero al cartello delle banche internazionali iniziando a stampare la propria moneta.
    In questo presero esempio da Abraham Lincoln, che aveva finanziato la Guerra Civile Americana con banconote stampate dallo Stato, che venivano chiamate “Greenbacks“. Iniziarono il loro programma di credito nazionale elaborando un piano di lavori pubblici.
    I progetti destinati a essere finanziati comprendevano le infrastrutture contro gli allagamenti, la ristrutturazione di edifici pubblici e case private e la costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali e strutture portuali.
    Per ogni marco che veniva stampato, veniva richiesto l’equivalente di un marco di lavoro svolto o di beni prodotti.
    I lavoratori spendevano poi i certificati in altri beni e servizi, creando lavoro per altre persone.
    Nell’arco di due anni, il problema della disoccupazione fù risolto e il Paese si era rimesso in piedi. Possedeva una valuta solida e stabile, niente debito, niente inflazione, in un momento in cui negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano di assistenza. La Germania riuscì anche a ripristinare i suoi commerci con l’estero, nonostante le banche estere negassero credito e dovesse fronteggiare un boicottaggio economico internazionale. Ci riuscì utilizzando il sistema del baratto: beni e servizi venivano scambiati direttamente con gli altri paesi, aggirando le banche internazionali. Questo sistema di scambio diretto avveniva senza creare debito nè deficit commerciale.
    Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rovinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente
    e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, riuscìrono a trasformare una Germania in bancarotta,
    nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti.
    Nella Cina di 50 anni fa, il Presidente Mao anticipò la contromossa alla formazione di una 'nuova classe' tesa al consolidamento dei propri privilegi con la rivoluzione culturale, che certamente ha avuto costi elevati, ma che ha evitato al Paese di finire nel pantano, consentendogli poi di raggiungere
    gli attuali risultati (obbiettivo questo - mancato dal '68 occidentale).

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  8. Nel 1948 l'Italia era considerata di importanza strategica nella NATO per arginare il diffondersi del comunismo in Europa,in particolare nei Balcani e nel Mediterraneo. In questo contesto di strategia geopolitica una crescita economica del Paese era ritenuta una componente essenziale. Per gli Investimenti esteri eravamo la Nazione più strategica d'Europa e questo ha permesso implicazioni sulla crescita e lo sviluppo del nostro paese.
    "Come hanno smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia"
    Subito dopo l'89,dopo la caduta del Muro di Berlino "le aziende tedesche hanno iniziato a delocalizzare la loro produzione ad Est,
    alimentando i timori degli altri Paesi europei. Francia e Inghilterra, infatti, hanno cominciato ad aver paura delle spinte antieuropeiste
    interne alla Germania. Dopo la riunificazione, Berlino poteva potenzialmente disporre di un'area satellite su cui esercitare un'egemonia
    economica e monetaria. Così Parigi e Londra hanno accelerato il processo di introduzione dell'euro. Per legare la Germania a loro".
    La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso, l'Italia . A Roma non mancano complici: c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa“tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.
    Nel 1990 per rientrare nei parametri di Maastricht l’allora governo di centro-sinistra decise di aumentare la pressione fiscale sui cittadini.Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato.
    Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia,
    Sme (alimentare), nonché la Banca AndreattaCommerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.
    Grazie €uro/Europa , Germania, Inghilterra e Francia , ma la disperazione arriverà anche da voi non vi preoccupate.
    Nessuno ha chiesto a suo tempo alla Germania o alla Francia di comprare i nostri titoli.
    Se lo hanno fatto avranno avuto delle buone ragioni, ad esempio esercitare pressioni per
    le loro aziende in Italia, Quando il debito sarà tornato in Italia, saremo lasciati al nostro destino.

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  9. I mercati emergenti guadagnano terreno a discapito di Europa e Stati Uniti !
    Nel corso dei prossimi cinque anni, i grandi produttori manifatturieri del XX secolo, quali Stati Uniti, Germania e Giappone,
    dovranno guardarsi le spalle per mantenere intatto il proprio vantaggio competitivo rispetto ai paesi emergenti, come Cina, India e Brasile. Lo scenario di quello che sarà il mercato manifatturiero tra cinque anni :
    La Cina si confermerà prima potenza mondiale, mentre India e Brasile supereranno in competitività Germania e Stati Uniti
    che scenderanno rispettivamente al quarto e quinto posto, appena sopra la Repubblica di Corea. Anche Canada e Giappone, attualmente nella top 10,vedranno ridursi il proprio vantaggio competitivo nel corso dei prossimi anni: mentre il Canada perderà solo una posizione in classifica, il Giappone
    uscirà dalla top 10 e occuperà la 12° posizione.
    Oltre alla Germania anche altri Paesi europei vedranno ridurre progressivamente la propria competitività nei prossimi cinque anni.
    In particolare Regno Unito, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia e Repubblica Ceca vedranno la propria posizione in ribasso. In particolare, l’Italia perderà ancora due posizioni in classifica, passando dalla 32° alla 34° posizione. “Nel corso dell’ultimo decennio si è assistito all’affermarsi dei paesi asiatici quali Cina, India e Repubblica di Corea. Ora l’industria manifatturiera
    globale sta assistendo all’avanzata di un secondo gruppo di economie emergenti, quali il Brasile, (che tra cinque anni sarà la terza potenza manifatturiera), il Vietnam e l’Indonesia.

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    1. ottima analisi e la condivido.
      La grande industria italiana si sta dissolvendo e piano piano si sta vendendo allo straniero compreso il proprio know-how.

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  10. Ma perchè le aziende se ne vanno ? Non solo e non tanto per il costo manodopera, ma, sopratutto, per la burocrazia, per la pressione fiscale, e per una non-politica industriale. In Austria, e non in Paesi come India,Cina, ect., si può aprire una Azienda
    in una settimana, quando vengono a fare i controlli vengono tutti insieme e non, come da noi, prima Inail, poi Usl, ect. che si rimpallano i problemi l'uno con l'altro, e la tassazione è al 25%. Forse sarà per questo che l'Austria ha una disoccupazione tra il 5-6%, un debito pubblico del 60% sul PIL, ed una quantità innumerevole di aziende italiane che vanno a produrre in quel Paese.
    Se non si affrontano questi problemi è inutile protestare: alla fine non c'è rimedio.162 su 365 i giorni di lavoro divorati dal fisco in un anno. Mentre il governo dei tecnici s’inventavano nuove tasse per accontentare le richieste di rigore avanzate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dai tecnocrati di Bruxelles, la pressione fiscale lievitava oltre la soglia drammatica del 55% spingendo migliaia di imprese a chiudere i battenti e centinaia di imprenditori a togliersi la vita.
    Lo studio della Confesercenti ricorda che l’Italia è al primo posto in Europa nel total tax rate (somma delle imposte sul lavoro, sui redditi d’impresa e sui consumi), con un 68,3% che ci vede quasi doppiare i livelli di Spagna e Regno Unito
    e ci colloca bel oltre quello della Germania (46,8%); ai più alti livelli europei quanto a numero di ore necessarie per adempiere
    agli obblighi fiscali (269), 2,5 volte il Regno Unito, il doppio dei paesi nordici (Svezia, Olanda e Danimarca) e della Francia,
    un terzo in più rispetto al Germania. In coda, fra i paesi Ocse, nella graduatoria di efficienza della Pubblica Amministrazione,
    con un valore (0,4) pari a un quarto di quello misurato per la Germania e il Regno Unito.

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    1. E dire che questo massacro politico-economico-sociale-culturale dell'Italia ha come ispiratore politico l'ayatollah GIORGIO NAPOLITANO guida spirituale a servizio politico permanente della mafia massonico-bancaria internazionale capitanata politicamente in europa da tale freulein angela merkel.

      Re giorgino ha chiesto al subito dopo senatore a vita mario monti se se la sentiva di fare il BOIA e tagliare la testa all'italietta per farla colonizzare politicamente ed economicamente il prima possibile.
      Giorgino non credette alle sue ""orecchiette""..!!!!!
      Non potendo vedere l'italia colonizzata democraticamente dall'URSS stalinista, "napo" colse al volo la seconda opportunità di veder soccombere la madrepatria non tanto amata perchè spudoratamente cosi' democratica..
      Evidentemente,il suo essere stato sempre un ""gregario"" politico sottomesso allo stalinismo sovietico, gli impone di dire sempre "OBBEDISCO" ai poteri politico-finanziari forti che vogliono colonizzare l'Italia.
      MAI un monito a tenere a bada cinesi-rom-musulmani terroristi-clandestini criminali e speculatori mafiosi.
      A "napo" interessa poter vedere,prima che l'aldilà lo chiami, distrutta totalmente l'Italia del passato FASCISTA recente e che aveva rifiutato il paradiso terrestre chiamato comunismo.
      Politicamente è spietato e non ammette altro dio che il suo credo comunista ed angelo-europeista.
      Male ha fatto il PDL a farlo ritornare indegnamente politicamente parlando al Colle.
      Quale capo del CSM può "consigliare le decisioni relative alla carriera dei magistrati che pertanto fanno a gara per "coccolarselo".
      Non ha battuto ciglio "RE GIORGIO" quando il governo monti tramite la Fornero ha MASSACRATO pensionati e lavoratori dipendenti nonchè portato al 40% la disoccupazione giovanile tranne quelle dei figli dei potenti in carica con delle misure omicide.
      Che dire di più....che IDDIO DI AIUTI.
      Comunque è sempre valido il detto:
      AIUTATI CHE DIO TI AIUTA.
      BUENA SUERTE a tutti i camerati,e non.
      Viva la DESTRA ITALIANA.
      Buon lavoro a CPI.

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