mercoledì 31 luglio 2013

San Benedetto del Tronto, azione di CasaPound sul tema dell'emergenza lavoro

San Benedetto del Tronto, 31 Luglio – Uno striscione che dice “Preferivo lavorare” e un manichino impiccato che simboleggia un operaio. Sono i due elementi con cui CasaPound Italia ha “modificato”, nella notte, l’opera di Ugo Nespolo alla fine del Lungomare Nord.

“Si tratta di un gesto simbolico – spiega il movimento – per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’emergenza lavoro e sull’allarme sociale che comporta”.
“Abbiamo scelto l’opera di Ugo Nespolo (‘Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare’) e un giorno di piena estate – si legge ancora in una nota di Cpi - perché ormai le famiglie italiane non si possono più permettere nulla. Non si possono più permettere le ferie, le vacanze, il meritato riposo e nemmeno di ‘preferire il rumore del mare’ al lavoro”.
“Viviamo – prosegue CasaPound Italia Marche - in un Paese in cui il 38% dei giovani non ha lavoro e chi può fugge all’estero a fare il lavapiatti, in cui il tasso di disoccupazione è al 12% e un disoccupato al giorno si suicida, in cui le imprese preferiscono delocalizzare nell’Est Europa (si pensi all’Indesit nelle Marche), in cui siamo costretti a competere con mercati come Cina e India, che hanno leggi sul lavoro ferme al 1800, e in cui i partiti non riesco a risolvere questa emergenza con i loro tanto declamati programmi (i recenti bonus sul lavoro ne sono l’esempio)”.
“San Benedetto del Tronto – sottolinea CasaPound Italia – vive totalmente sulla propria pelle le conseguenze di questa drammatica situazione: gli alberghi, i ristoranti, i locali e le spiagge sono sempre più vuoti. A tutto ciò – conclude il movimento - si aggiunge una amministrazione comunale dormiente, che pensa di risolvere questi problemi e rimettere in moto la macchina del lavoro e del turismo locali con un indiscriminato e scellerato aumento dei parcheggi a pagamento su tutto il territorio comunale, un continuo tartassamento di multe (che fanno scappare turisti e non) e un’altra, ennesima, tassa: quella di soggiorno”.