martedì 2 aprile 2013

Caso marò: CasaPound Italia, in 400 sotto Montecitorio per fischiare la politica e dire ‘riprendiamoci i nostri soldati’


Roma, 2 aprile - In 400 sotto Montecitorio nonostante la pioggia scrosciante per dire alla politica ‘’riprendiamoci i nostri soldati’’ e per fischiare contro ‘’l’incredibile e farsesca gestione del caso marò da parte dell’esecutivo’’. A portarli in piazza CasaPound Italia, da sempre in prima linea per chiedere il rientro in Italia di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due fucilieri del Reggimento San Marco detenuti in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati. Tra i tricolori e le bandiere con la tartaruga frecciata, due enormi striscioni campeggiavano davanti alla Camera: ‘’Riprendiamoci i nostri soldati. Governo Monti incompetente e vigliacco’’ il primo e ‘’Se non ora quando? Andiamo a riprenderci i nostri soldati adesso!’’ il secondo, completato da una grande l’immagine della nave Cavour, l'ammiraglia della flotta.

‘’Siamo qui per dimostrare al mondo che questa nazione non è morta e che nessuno può rapire impunemente soldati italiani in acque internazionali’’, ha detto Simone Di Stefano, vicepresidente di Cpi e candidato a sindaco di Roma per il movimento. ‘’State attenti – ha aggiunto Di Stefano rivolgendosi al ‘palazzo’, fischiato dalla piazza a più riprese - perché ci sono italiani di un’altra pasta, italiani che non si arrendono, che non chinano la testa e che hanno intenzione di prendere in mano la Nazione. C’è chi si è fatto fregare un’altra volta votando Pd, Pdl o il ‘comico’ – ha detto ancora - ma questa situazione finirà, perché se non siamo uniti, se l’Italia non torna ad essere una Nazione, non usciremo mai dalla crisi. Vedremo presto quanto conta chi porta in piazza 400 persone per riscattare l’onore di questa nazione’’. Dal vicepresidente di CasaPound Italia, Andrea Antonini, un affondo contro l’ex titolare degli Esteri, Giulio Terzi. ‘’Caro ministro in cerca di una poltroncina ti ricordiamo che le bugie hanno le gambe corte’’, ha detto ripercorrendo le varie tappe di una vicenda che non ha esitato a definire ‘’una farsa senza limiti’’. ‘’Ci siamo fatti schiaffeggiare come gli ultimi degli ultimi – ha detto Antonini – L’India ci ha mandato a dire che abbiamo rispedito indietro i marò per proteggere le nostre esportazioni, che l’Italia è ‘a catena’. Ebbene, in questa piazza c’è una parte del popolo italiano che non sta zitta, non sta muta e non sta a catena. Signori Pulcinella, ci fate schifo – ha concluso rivolgendosi al palazzo - E siamo qui per ricordarlo a voi e a tutti gli altri’’.

Il leader di Cpi Gianluca Iannone ha rivendicato l’impegno del movimento per la liberazione dei marò ‘’dall’inizio di questa vergognosa vicenda’’. ‘’Da febbraio dell’anno scorso – ha detto - abbiamo portato in piazza centinaia di persone in tutto il Paese in solidarietà ai nostri soldati. Abbiamo cercato uno scatto d’orgoglio, con blitz clamorosi, come l’’assalto’ simbolico all’ambasciata indiana a Roma, l’incursione all’Altare della Patria, lo striscione a Maranello prima del Gran Premio dell’India, i diecimila italiani portati a fischiare sotto la Farnesina il 24 novembre. Il nostro movimento si è impegnato nell’analisi delle ‘prove’, inesistenti quando non manipolate, che ‘incastrerebbero’ i soldati italiani per l’omicidio dei due pescatori scambiati per pirati, depositando un documento in procura il 13 marzo scorso, ma anche nella ricerca di una soluzione tecnica per riportare in Italia Girone e Latorre, con la promozione di una petizione perché venga loro offerto un passaporto diplomatico. E’ trascorso invano oltre un anno, ora non c’è più tempo - conclude Iannone - Archiviata la gestione farsesca di questa vicenda da parte di un governo incapace e delegittimato, l’Italia ha ora il dovere inderogabile di agire come farebbe ogni Nazione degna di questo nome davanti a palesi e gravissime violazioni del diritto internazionale, arrivando a mettere in conto, sia pure come extrema ratio, un intervento militare di fronte a un’eventuale, illegittima condanna dei nostri soldati’’.






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